Ducati 888 SP4, un sogno "italiano" diventato realtà

Correvano gli anni '80 quando il ragazzino Antonio riempiva i suo diari scolastici con infinite immagini e disegni di moto.
Grazie alla passione trasmessa da mio padre per le due ruote, italiane soprattutto con Moto Guzzi e Laverda in particolare, le mie fantasie e i miei sogni ad occhi aperti erano all'ordine del giorno.
Le frequentazioni dei primi giri come passeggero in moto con lui ed in compagnia di tutti i suoi amici, mi facevano vivere intensamente l'ambiente dei motori di grossa cilindrata dagli scarichi rumorosi, senza problemi di DB killer, e dalle moto molto spesso personalizzate in estetica e meccanica artigianalmente. E fu proprio una di quelle giornate che mi segnarono indelebilmente. Un marchio: Ducati, che fino a quel momento lo sentii di più per i fasti dei modelli passati che per le attualità del tempo.
Eravamo di ritorno dal Monte Bondone, ad una sosta ecco l'incontro. Mio padre ed i suoi amici cominciarono a parlottare con questo, al tempo poco più che ragazzo, possessore di Ducati. Era una special Ducati su base Pantah 500 portata a 600 cc. completamente modificata anche di carrozzeria sino a farla assomigliare ad una ben più rara 600 da TT1 della NCR... Uno spettacolo! Quando la mise in moto poi, un tuffo al cuore! Li capii che non avrei desiderato altro che un motore con quelle caratteristiche: bicilindrico desmodromico!

Gli anni passavano e la Ducati sfornava gioiellini come le serie F1 750 fino a quando poi uscì il capolavoro, la Ducati 851.
Erano gli anni del Motorshow: non esiste una edizione della fiera di Bologna dove io non poso con occhi sognanti accanto ad una Ducati 851 e poi in seguito ad una Ducati 888.
Con i primi soldi a disposizione nel '95 passai dall'ottavo di litro 2 tempi alla mia prima vera moto: Ducati Monster 900 (ancora ora rimasta di proprietà! ndr).
L'occhio però fuggiva spesso al Motosprint del '92 con la prova dell'888 SP4. Sarà stato il fascino della prima Ducati da mondiale, quel gusto rude tutto italiano dal prezzo inavvicinabile (quasi 26 milioni dell'epoca), quella Ohlins delle moto da corsa, quella targhetta commemorativa di sole 500 moto realizzate, ma rimaneva il mio sogno proibito. Rispetto ai modelli precedenti l'SP4 aveva un'inedito serbatoio più moderno e spigoloso, le sfuggenti fiancatine che confluivano fluidamente in un bellissimo e impettito codino. Per non parlare dei nuovi scarichi con tutta quella loro grinta trasmessa dalla fuga verso l'alto.
Era già l'epoca della fantaspaziale 916, ma questa 888 rimaneva per me l'icona della moto maschia da corsa ITALIANA nata (nella mia testa) in un garage di meccanici con le mani che sanno di motore e non sul tavolo di un disegnatore.
Anno 2010. Una serie di situazioni mi fanno sgorgare in superficie quella lava rimasta per tutti questi anni sotto cute. La primavera è nell'aria e il mio compleanno si avvicina.
Dopo una serie di accordi con il venditore si parte da Parma, mio papà ed io, verso la provincia di Teramo per portare a casa la “bambina”!

Ducati 888 SP4 n. seriale 157.
Finalmente è mia!
La moto si presenta totalmente originale tranne che negli specchietti e nelle viterie della carenatura. Noto però, con viva soddisfazione, che tutte le parti come i parafanghi in carbonio o, meglio ancora, il cupolino in plexiglas, sono marchiati con il logo Ducati con l'elefantino, simbolo della Cagiva di quegli anni. Particolare, se vogliamo, importante dato che ad oggi non si troverebbe più nulla a livello di ricambio.
Non mi rimaneva di portarla ad una buona visita accurata. Il “dottor” GOI di Viadana -MN- esperto di questo glorioso pompone proprio all'epoca delle corse decretò la scelta finale. La diagnosi fu, oltre a un bel tagliando accurato, un “...tienila cara. Spero che tu l'abbia presa anche per farla girare e non solo per tenerla sotto una coperta. Però non esagerare... al tempo i carter non erano iper-dimensionati...”
Aveva quasi un gusto di minaccia, ma da uno stallone di razza è giusto aspettarsi anche l'ipotesi di qualche scalciata... farò in modo di rispettarla quanto le conviene!

Una moto rimasta ferma per alcuni anni in un ambiente un po' malsano l'avevano “vestita” di moto sofferta. Soltanto però con un po' di Polish e tanto straccio si è ottenuto un risultato sorprendente! Solo qualche insignificante segnetto qua e la. Per essere un conservato del '92 è perfetta.
Specchietti e viteria originale procurata grazie al mio amico Filippo (che lavora presso la Ducati di Borgo Panigale) oltre a due nuove gomme hanno riportato sulle strade parmensi con mio grande orgoglio la voce più sensuale delle desmoquattro Ducati.
Un sogno fantastico che ho realizzato. Ora il Motosprint n.12 del '92 lo posso rileggere con occhi più consapevoli e rilassati.

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